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  • Elio Isaia

Inconscio: cos’è e quanto ne sai

Troppo spesso, quando si affronta il tema dell’inconscio, si rischia di cadere in fuorvianti banalizzazioni che ne impediscono la corretta valorizzazione della sua importanza nella quotidianità.

Sottovalutazioni, in genere, che non permettono di comprendere a fondo le ricadute che l’inconscio ricopre in moltissimi aspetti della nostra vita, con notevoli implicazioni che spaziano dagli aspetti comunicativi a quelli interpersonali, fino ad arrivare a quelli lavorativi.

Per troppo tempo, complice anche un’affrettata lettura delle diverse teorie interpretative che si sono succedute nel tempo, l’inconscio è stato visto come il luogo della nostra mente in cui finiva per essere depositato tutto ciò che fosse oggetto di inconsapevole rimozione.

Un luogo, che appariva per essere percepito e sentito come scarsamente impattante nella nostra vita quotidiana, destinato ad incidere solo saltuariamente e in modo del tutto incontrollato.  L’inconscio come il mare del non dicibile.

Fortunatamente però, studi e analisi più recenti, grazie anche a formule divulgative più pratiche, hanno consentito di attribuire il giusto significato e il peso corretto all’inconscio. Sotto questa nuova veste, l’inconscio si configura come una componente decisamente importante per la costruzione di relazioni umane migliori, che merita di essere approfondita e, per quanto possibile, gestita.

L’inconscio è una parte di noi che viene da molto lontano, perché si forma molto presto, già al momento della nascita e si alimenta giorno dopo giorno di tutte le emozioni, le sensazioni, le percezioni che si hanno della realtà e delle persone che ci circondano. È un insieme di componenti che si radica e rilascia in ogni istante della nostra vita, segnali della sua presenza vitale che si riflettono nei nostri gesti, nei nostri comportamenti, nel nostro modo di reagire alle diverse situazioni della vita. Sapere quanto e cosa è l’inconscio può essere di grande aiuto per gestire situazioni che a volte possono essere causa di incomprensioni, contrasti o vere e proprie forme di malessere interiore.

Conoscere in quali situazioni agiamo sulla base di filtri che vengono attivati inconsapevolmente, può essere il primo passo per conoscerci meglio e acquisire maggiore consapevolezza di sé nella quotidianità.

Il che non vuol dire necessariamente cambiare, anzi. Può tradursi semplicemente in un confronto con sé stessi capace di generare una lettura più obiettiva di sé. Che aiuti a comprendere i motivi che stanno alla base dei nostri comportamenti.

L’inconscio si rivela essere quindi un aspetto tutt’altro che rimosso dalla nostra sfera consapevole perché interagisce con essa anche quando non ce ne accorgiamo. Ed è in questo senso che imparare a conoscere il proprio inconscio, può aiutare ad aumentare il proprio grado di consapevolezza sia come strumento attivo di relazione con il mondo, sia come mezzo per una gestione più consapevole dei messaggi che riceviamo dall’esterno.

Sotto quest’ultimo aspetto, è utile sapere, ad esempio, che ci sono intere branche del marketing, che si basano sull’inconscio dei consumatori per definire campagne di advertising che puntano a determinare la predisposizione all’acquisto, agendo sulla fase pre-razionale del processo d’acquisto. Lavorano cioè su una componente tutt’altro che obiettiva e che, nonostante ciò, diventa però decisiva nell’iter psicologico che conduce all’acquisto. Nulla di male, sia chiaro. Ma avere una maggiore padronanza di sé, riuscendo a cogliere il peso decisivo dell’inconscio anche in settori così decisivi della vita di tutti i giorni, può renderci dei consumatori più consapevoli, più attenti alle ragioni che ci spingono ad acquistare e, in questo senso magari, più orientati verso prodotti e servizi maggiormente confacenti alle nostre reali esigenze. In questo tipo di considerazione la conoscenza dell’inconscio non deve essere interpretata in ottica repressiva. Non si tratta infatti di limitare ciò che siamo ma solo di ricercare una relazione fra inconscio e realtà più matura, più idonea a rendere l’inconscio un aspetto integrato con la nostra identità, piuttosto che una variabile incontrollata della nostra esistenza.

Di fronte a questo tipo di scenario, si comprende l’assoluta concretezza di un tema che è tutt’altro che teorico per il ruolo che ricopre nella vita quotidiana.

Confrontarsi con questo tipo di implicazioni, comunicative, relazionali e comportamentali, rende l’inconscio un co-protagonista inamovibile della nostra realtà.

Sta a noi decidere di ignorarlo e di lasciarlo agire in maniera sotterranea oppure, di imparare a conoscerlo per renderlo un alleato nella costruzione di una relazione non necessariamente migliore, ma sicuramente più consapevole con noi stessi e con ciò che ci circonda.

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